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Hindustan Ambassador

La regina d'India

Alcune auto diventano famose per l’innovazione tecnica, altre per i numeri di produzione, o per le prestazioni; e poi ci sono auto iconiche che riescono a travalicare le statistiche, e assurgono a simbolo di una città, o addirittura di una nazione.

L’Italia è ricca di tradizioni in tal senso, con mezzi di trasporto che sono diventati icone internazionali del Made in Italy, addirittura dell’Italian Way of Life.

Pensi alla Fiat 500, alla Vespa, alle Ferrari più famose, e pensi immediatamente all’Italia, alle sue tradizioni, ai suoi monumenti.

Si direbbe che a volte le auto riescono a diventare esse stesse monumenti.

La regina delle strade indiane

Oggi ti porto in Estremo Oriente, per scoprire l’equivalente indiano della Fiat 500: l’inossidabile e immarcescibile Hindustan Ambassador.

Ubiquitaria in tutta l’India e quasi sempre, a Calcutta o nuova Dehli, nella livrea gialla o giallo-nera dei taxi, questa compatta vettura a 3 volumi (4,3 metri di lunghezza, poco più di una Punto) è un vero e proprio oggetto di culto in patria.

Pensa che nel 2013 la Hindustan Ambassador è stata incoronata dal presentatore di Top Gear Richard Hammond come “World’s Best Taxi”.

Si trattava – è vero – di un contest abbastanza ironico come nella tradizione del programma, ma le vetture in gara erano state selezionate proprio per la loro rappresentatività.

La storia della Hindustan Ambassador

In realtà, per quanto l’auto sia diventata un simbolo dell’India, l’India è una patria acquisita, perché la Hindustan Motors non fece altro che acquistare dalla Morris (marchio della British Motor Corporation) il progetto e le linee di montaggio della Oxford III, presentata nel 1956, per produrla dall’anno successivo fino al 2014.

Pensa, 57 anni di produzione ininterrotta con solo minime modifiche e aggiornamenti! Un record internazionale!

Dal punto di vista tecnico, la prima serie della Hindustan Ambassador era equipaggiata con un motore 1.500 cc da 55 cavalli. Nel 1978 arriva l’aria condizionata, accompagnata da un più performante motore da 1.700 cc. Negli stessi anni arriva anche l’opzione del diesel, ma l’aggiornamento più “importante” arriva nei primi anni 90, con l’introduzione di un restyling degli interni, resi ora più confortevoli e funzionali sulla versione Nova, e soprattutto di un motore Isuzu da 1800 cc e 75 cavalli, abbinato ad un cambio manuale a 5 marce.

L’inizio del nuovo millennio porta in dote alla Ambassador due nuove versioni, la Grand e la Avigo, caratterizzate entrambe da interni migliorati e la seconda da un deciso restyling della parte anteriore. Alla lista motori si aggiungono poi delle unità a gasolio Isuzu più performanti delle precedenti.

Ma ormai la concorrenza di vetture più moderne e i problemi finanziari della Hindustan Motors precludono ulteriori sviluppi: la produzione della Hindustan Ambassador termina nel 2014.

Un nuovo inizio?

Fine della storia? Macchè! Giusto un anno fa la Peugeot ha acquistato il marchio, lasciando ipotizzare un’operazione di rilancio del modello su una base tecnica aggiornata e al passo coi tempi (magari ibrida?).

Che la Hindustan Ambassador stia per rinascere dalle sue stesse ceneri? Staremo a vedere, ma sarebbe davvero curioso, dopo aver visto marchi occidentali risorgere grazie ad aziende orientali (vedi Tata con Jaguar e Geely con Volvo), assistere al rilancio di un marchio orientale da parte di una casa occidentale.

E tu, sei mai salito a bordo di una Hindustan Ambassador?

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