Innovazione

La rivincita del diesel?

La battaglia ai diesel e l'annuncio di Bosch

A partire dallo scandalo Volkswagen delle emissioni truccate, i motori diesel sono diventati oggetto di acceso dibattito. Le successive prese di posizione da parte del mondo politico hanno prospettato limitazioni alla circolazione dei diesel nelle grandi aree urbane del vecchio continente.

I motori diesel, infatti, emettono ossidi di azoto (NOx), un agente inquinante che, al pari del particolato (PM) è particolarmente insidioso per la salute.

La battaglia tedesca contro i NOx

Il tema è diventato di particolare attualità in Germania, dopo che la Commissione Europea ha presentato al tribunale europeo una denuncia contro il Paese, per il mancato rispetto dei limiti di inquinamento atmosferico da NOx e particolato in oltre 65 delle sue città.

Tra le amministrazioni segnalate spiccano Monaco e Stoccarda, città simbolo perché sedi rispettivamente di BMW e Mercedes.

Lo scorso 19 maggio, la Corte amministrativa superiore tedesca ha quindi sancito con effetto immediato il diritto, per le amministrazioni comunali, di vietare la circolazione dei vecchi veicoli diesel.

Più nel dettaglio, il divieto di circolazione potrebbe riguardare nelle aree metropolitane tutti i diesel da Euro 0 a Euro 4, e in alcune zone addirittura gli Euro 5.

Il caso di Amburgo

Il via libera da parte della Corte amministrativa non ha tardato a dare i suoi effetti.

L’amministrazione di Amburgo, seconda città più grande della Germania, ha infatti stabilito che dal 31 maggio solo i veicoli diesel Euro 6 potranno circolare sulla Max Brauer Allee, una delle arterie principali della città.

E’ assai probabile che l’esempio di Amburgo sia seguito – è proprio il caso di dirlo – a ruota da altre amministrazioni, tedesche e non solo.

Nuovi limiti e nuovi standard di misurazione degli inquinanti

Sullo sfondo della vicenda si staglia l’entrata in vigore, a tappe successive tra il 2019 e il 2021, della nuova normativa antinquinamento Euro 6d.

Molti costruttori (FCA e VW, ma anche BMW, Ford, PSA e Hyundai) rischiano di essere multati dalla UE, se entro il 2021 la media di emissioni dei veicoli venduti non rientrerà negli standard stabiliti.

La questione è aggravata dal fatto che sono già in vigore le nuove norme di omologazione, che prevedono test più severi per la misurazione degli agenti inquinanti.

Infatti, il vecchio ciclo NEDC (New European Driving Cycle) è stato sostituito da una nuova procedura, che affianca ad un test in laboratorio (lo standard WLTP, Worldwide harmonized Light vehicle Testing Procedure) delle misurazioni su strada (prove RDE, Real Driving Emissions).

Il ruolo dei diesel in gamma

I limiti alle emissioni riguardano i seguenti agenti inquinanti:

  • CO2 (anidride carbonica)
  • NOx (ossidi di azoto)
  • PM (particolato)

Ora il nodo della questione è che i motori a benzina emettono pochi ossidi di azoto e particolato ma più anidride carbonica (circa il 15% in più dei diesel), mentre i diesel rientrano agevolmente nei limiti di CO2 ma emettono molti più NOx e PM.

Finora quindi, i costruttori hanno usato la presenza dei motori diesel in gamma per assicurare il rispetto delle emissioni medie di CO2.

Dunque i costruttori – soprattutto quelli che producono auto potenti – non possono rinunciare alla presenza dei diesel in gamma, perché sono indispensabili per rientrare nelle medie di emissione di CO2 previste dalla legge.

D’altra parte, l’adeguamento dei diesel alle nuove normative per quanto concerne i NOx richiede investimenti notevoli.

Alcuni costruttori hanno iniziato quindi ad eliminare il diesel dalla propria gamma, mentre altri hanno deciso di accelerare lo sviluppo di motorizzazioni ibride.

Intanto, per la prima volta dopo anni i consumatori europei hanno spostato le proprie preferenze di acquisto, portando per la prima volta il diesel sotto il 50% delle vetture vendute.

Un cambiamento particolarmente evidente in Germania, Francia e Inghilterra.

La preferenza accordata da una quota sempre crescente di consumatori ai SUV, veicoli che hanno consumi superiori rispetto alle berline tradizionali, costituisce per i costruttori un ostacolo ulteriore al rispetto delle medie di emissioni.

L’annuncio di Bosch

Fa dunque parecchio scalpore l’annuncio dato lo scorso 25 aprile dal CEO della Bosch Volkmar Denner, nel corso della annuale conferenza stampa del gruppo a Stoccarda.

Il principale fornitore di tecnologia diesel per l’industria automobilistica ha infatti dichiarato di aver messo a punto un sistema, in grado di tagliare le emissioni di NOx dei diesel ben al di sotto dei severi limiti previsti dalla Euro 6d.

Si tratta di un annuncio importante, anche perché le autorità tedesche stanno indagando sulla legalità delle tecnologie utilizzate dalle case automobilistiche per superare i test di omologazione sulle emissioni.

Il sistema sviluppato dalla Bosch prevede, in aggiunta all’additivo AdBlue, già utilizzato per scomporre gli ossidi di azoto in vapore acqueo e azoto:

  • una turbina a basso attrito più efficiente e reattiva;
  • un sistema per mantenere la temperatura dell’aria in ingresso nel motore a 200 gradi.

Per dare un’idea, la normativa Euro 6 attualmente in vigore prevede per i NOx 80 mg/km in laboratorio, e 168 mg/km su strada, che dovranno diventare 120 mg/km entro il 2020.

La Bosch è riuscita ad ottenere una media di 13 mg/km nel test RDE, un decimo rispetto ai limiti del 2020, risultato tanto più notevole proprio perché ottenuto su strada e non in laboratorio.

Il CEO della Bosch ha voluto precisare che la nuova tecnologia:

  • è già disponibile;
  • ha pari efficacia sia a motore freddo che a caldo;
  • non inciderà significativamente sul costo delle motorizzazioni diesel;
  • non incide in misura rilevante sui consumi di gasolio (si parla di un aumento del 1-2%).

Lunga vita al diesel?

L’annuncio del CEO della Bosch ha tutto il potenziale non solo di riabilitare il diesel, ridonando a questa motorizzazione un futuro che sembrava non appartenergli più, ma di riqualificare anche l’approccio ai motori a combustione interna rispetto agli elettrici.

Denner ha infatti dichiarato che “i motori a combustione – siano essi alimentati a gasolio o benzina – emetteranno presto così poco in termini di particolati e ossidi di azoto, da non avere più alcun impatto significativo sull’aria”.

In altre parole, se le emissioni nocive di un veicolo a combustione interna diventano irrisorie, questa tipologia di veicoli potrebbe avere – rispetto alle elettriche – ancora frecce al proprio arco.

Soprattutto se consideriamo nell’impronta ecologica di una vettura non solo il consumo di carburante, ma anche le fonti da cui è stato ottenuto e le risorse consumate per la fabbricazione e lo smaltimento del veicolo.

E secondo te? Assisteremo ad una seconda vita dei motori a combustione interna, oppure i vantaggi tecnici della propulsione elettrica, unitamente all’incremento dell’autonomia minima garantita, risulteranno comunque vincenti?

 

Per saperne di più:

http://www.bosch-presse.de/pressportal/de/en/growth-earnings-environmental-protection-in-its-quest-to-make-mobility-as-emissions-free-as-possible-bosch-has-achieved-a-breakthrough-156224.html

https://it.motor1.com/news/232343/auto-euro-6-e-oltre-tutte-le-nuove-omologazioni/

https://www.quattroruote.it/news/industria/2017/08/31/consumi_ed_emissioni_entrano_in_vigore_i_test_wltp_ed_rde.html

https://www.fleetmagazine.com/normativa-euro-6-guida-classi-ambientali/

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-23/scatta-ad-amburgo-primo-divieto-auto-diesel-193002.shtml?uuid=AE3GybtE

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