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Trabant P601

Oltre la cortina di ferro... e di fumo

Qualità dell’aria, emissioni inquinanti, blocchi del traffico, Dieselgate. Sono parole che leggiamo tutti i giorni nelle news. Mai come oggi, i consumi e le emissioni ad essi connesse sono al centro di ogni comunicazione riguardante l’automobile.

Ma c’è un’auto, in particolare, il cui ricordo è legato proprio alle emissioni inquinanti, un’auto che è assurta a simbolo di un’intera nazione: sto parlando della Trabant P601, auto iconica della ormai defunta DDR, la Germania dell’Est.

Le origini di un mito su ruote

Il marchio Trabant nasce ufficialmente a Zwickau il 7 novembre 1957, anniversario della rivoluzione d’ottobre bolscevica. Al pari della data, anche la scelta del nome non è casuale. Appena un mese prima infatti, i russi hanno lanciato in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik appunto, che in russo significa “compagno di viaggio”.

Trabant P50

Il primo modello prodotto, la P50, è un’utilitaria di dimensioni ridotte (appena 3,37 metri di lunghezza, meno di una Toyota Aygo), in grado di ospitare 4 persone e caratterizzata dal peso piuma, appena 600kg.

L’idea del Duroplast

La struttura della vettura è costituita da una piattaforma con intelaiatura metallica, sulla quale è fissata una carrozzeria in materiale plastico: una sorta di Smart ante-litteram!

Peculiare il materiale usato per i pannelli della carrozzeria, scelto per il basso costo di produzione: si tratta del Duroplast, una plastica contenente resina rinforzata con cotone, lana e altre fibre vegetali (!!!).

Dal momento che le fibre tessili utilizzate per la carrozzeria provengono per lo più dal riciclo di vestiti usati e altri scarti industriali, anche questo aspetto rende la piccola Trabant insospettabilmente moderna.

Si potrebbe parlare di un’idea green, se non fosse che – ahimè – una volta fabbricato il Duroplast non è riciclabile…

Il risultato è comunque una vettura molto leggera, ma le prestazioni non ne giovano più di tanto, visto che a spingerla è chiamato un bicilindrico a due tempi raffreddato ad aria di circa 500cc e 18cv: cifre oggi risibili, ma paragonabili in realtà con i dati tecnici delle utilitarie dell’epoca (basti pensare alla coeva Fiat 500).

Il motore è anteriore trasversale, con trazione sulle ruote anteriori. Questa disposizione meccanica, unitamente al cambio al volante, conferisce agli interni una notevole abitabilità.

La P50 viene prodotta, dopo un piccolo restyling nel 1960, fino al 1963.

Biblici i tempi di attesa, da 12 a 15 mesi, con un listino di 8.000 marchi orientali, ma sono in tanti a mettersi in fila, perché l’unico altro modello nazionale è la Wartburg, sensibilmente più costosa e fuori portata per la maggior parte delle tasche.

L’avvento della P601

La Trabant più nota all’immaginario collettivo nasce nel 1964. La base tecnica è la stessa della precedente P50, ma le forme si fanno più tese e moderne, mentre il motore passa a 594cc e 26cv.

Il nuovo modello porta in dote anche una maggiore offerta stilistica, poiché è disponibile nelle varianti berlina, station wagon (la Universal) e alla fine anche cabriolet.

Priva di insonorizzazione e di qualsiasi accessorio oltre l’essenziale, la Trabant si rivela tanto robusta e stabile su strada (merito della leggerezza e del baricentro basso) quanto rumorosa e soprattutto inquinante.

È proprio quest’ultimo aspetto ad aver conferito alla Trabant la sua fama di “wald killer” (killer delle foreste), ma negli anni ’90 la vettura gode un inaspettato momento di gloria perché riusce a superare brillantemente il famigerato “test dell’alce”, che proprio in quel periodo mette invece in difficoltà la ben più blasonata Mercedes Classe A.

La fine di un’era

La produzione della P601 prosegue per decenni con appena impercettibili modifiche estetiche ad esterni ed interni. E’ questo il modello che entrerà nel mito quando, nel 1989, la caduta del muro di Berlino consegnerà alla storia le file di Trabant che transitano verso il mondo occidentale.

Oltre 3 milioni di esemplari, ai quali il Ministero dei Trasporti della Repubblica Federale concederà una speciale moratoria per motivi umanitari, fino al 2008. Le Trabant non rispondono, infatti, alle normative in vigore sulle emissioni inquinanti, e non c’è modo di adeguarvi gli esemplari circolanti se non sostituendo il motore.

La riunificazione, però, dopo pochi mesi porta in dote alla P601 un nuovo motore, il primo a 4 tempi: si tratta del 1043cc della vecchia generazione della VW Polo, un 4 cilindri da 45cv che regala una verve inaspettata alla piccola vetturetta. Ma è il canto del cigno: la fabbrica cesserà la propria attività nell’aprile 1991.

Alla piccola auto, simbolo di un progetto sociale fallito, sono dedicati oggi diversi club di appassionati, e a Berlino c’è addirittura un museo dedicato a questa icona su ruote (www.trabi-museum.com/home).

È anche possibile, al costo di 50 Euro, prenotare un giro turistico della città guidando una Trabant (http://www.trabi-safari.de).

E tu, hai mai guidato una Trabant?

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