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Il futuro dell’auto: le auto volanti – parte I

Da idea strampalata a fantascientifica realtà?

È forse il cliché più comune di tutti i film di fantascienza: le storie, le visioni del futuro, i temi trattati possono essere anche molto diversi, ma in ogni film sul futuro che si rispetti ci sono auto volanti.

O meglio: veicoli per il trasporto personale che sfrecciano in aria, anziché muoversi su ruote. Non aerei o elicotteri privati, ma veicoli di altro genere che assolvono, in tutto e per tutto, alle funzioni di un’auto.

In Blade Runner ci sono gli “spinner”, in Star Wars si fanno le gare con gli “sgusci”, in Minority Report schiere di veicoli a levitazione magnetica (quindi senza ruote) sfrecciano in tutte le direzioni, mentre la polizia della Divisione Precrimine raggiunge i suoi obiettivi a bordo di futuristici veicoli volanti privi di ali.

Un grande avvenire di auto volanti, dietro le spalle

Abituato a vedere questo genere di cose nei film, non ho mai dato effettivo credito a chi mi parlava di un futuro di auto volanti.

Anche perché, al di là delle visioni dei registi, di auto volanti si parla da diversi decenni. L’esempio d’antan più famoso è probabilmente lei, la Curtiss Autoplane, in pratica un’auto a 3 posti con un’elica sul retro e le ali di un triplano, o se vuoi un aereo con 4 ruote e una cabina meno striminzita di ciò che usava all’epoca. Non ha mai volato.

La Fulton Airphibian del 1946 riproduceva lo stesso concept, ma le ali potevano essere rimosse. L’anno successivo, la Convaircar di Henry Dreyfuss proponeva una soluzione radicale: un modulo aereo, costituito da ali ed elica, da attaccare al tetto di un’auto convenzionale.

Nel 1949, la Aerocar di Multon Taylor rispettava i requisiti di omologazione sia come vettura che come aereo. Sulla Aerocar, le ali e il gruppo propulsore potevano essere agevolmente staccati e trasportati su rimorchio, ma il suo inventore non riuscì a trovare nessun costruttore disposto a produrre in serie il suo sogno.

Il limite delle auto volanti

Qual è il limite principale che ha impedito – scusa il gioco di parole – il decollo a questi concept? Probabilmente, il fatto che essi hanno semplicemente cercato di unire in un unico veicolo due veicoli diversi, aereo ed auto, continuando a presupporre che per muoversi a terra ci voglia un veicolo con ruote, e per muoversi in aria un aereo.

Questo tipo di impostazione porta con sé alcuni difetti intrinseci:

  • gli ingombri: ali ed impennaggi sporgono considerevolmente oltre la sagoma del veicolo, rendendolo impacciato a terra;

  • l’inefficienza: la capienza di abitacolo e bagagliaio è ridotta, in rapporto alle dimensioni esterne, e i consumi risultano elevati;

  • la necessità di infrastrutture: queste auto volanti hanno bisogno di una pista per il decollo e l’atterraggio;

  • la patente di volo: chi si siede al volante deve saper pilotare un aereo.

Una nuova impostazione…..

Nel 1957, l’americana Piasecki, specializzata nella fabbricazione di elicotteri militari, risponde ad un bando dell’Esercito Americano per una Jeep “volante” con un’intuizione geniale: anziché pensare ad una Jeep con le ali, propone un veicolo tutto nuovo, senza ali e dotato di due rotori.

Il Piasecki VZ-8 Airgeep è di fatto l’antesignano dei droni che conosciamo oggi, un veicolo che non ha bisogno di ali, né di pista, che rinuncia completamente all’idea di spostarsi via terra, ma è in grado di mantenere il volo a bassa quota e a bassa velocità.

Questo stesso concept verrà sviluppato, negli anni ’80, dalla Boeing con il suo Sky Commuter, l’evoluzione “civile” del concept di Piasecki.

Ma entrambi i progetti furono abbandonati, sia per gli elevati costi di sviluppo, sia per la mancanza di competitività rispetto alle prestazioni offerte dalle altre tipologie di veicoli esistenti.

e nuovi limiti

L’impostazione “drone” viene presto riconosciuta vincente a livello di concept, ma gli ostacoli di fattibilità tecnica, prima fra tutti l’impossibilità di rendere economicamente sostenibili ed accessibili al pubblico questi veicoli, fa accantonare questi progetti per lungo tempo.

Il problema principale è legato alla propulsione, perché i motori disponibili sono troppo ingombranti, rumorosi e assetati di carburante per essere davvero fruibili in questo tipo di applicazioni.

E adesso, cosa è cambiato?

Negli ultimi anni, però, si sono moltiplicate le proposte di veicoli volanti ad uso personale, in una gara che vede correre fianco a fianco start-up innovative, giganti dell’aviazione e persino – questa è la novità – le case automobilistiche.

Il responsabile del portfolio prodotti Porsche, Philipp von Hagen, ha recentemente dichiarato che “l’auto volante come mezzo di trasporto comune potrà diventare una realtà entro il 2015”.

Jaiwon Shin, amministratore associato alla NASA per la ricerca aeronautica, sostiene che “la mobilità aerea in ambito urbano potrebbe rivoluzionare il modo in cui le persone e le merci si spostano nelle nostre città e cambiare radicalmente il nostro stile di vita, in modo molto simile a quanto accaduto con gli smartphone”.

Ma a cosa è dovuto questo revival di attenzione verso un concept che sembrava dimenticato?

Sullo sfondo, ci sono gli scenari prefigurati da diversi studi per la mobilità del domani: secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 oltre 2/3 della popolazione mondiale vivrà in grandi metropoli. Il numero di automobili è destinato ad aumentare vertiginosamente, e anche se la proprietà dei veicoli verrà sostituita dal pay-per-use e i veicoli saranno elettrici e a guida autonoma, questo non migliorerà la congestione delle strade.

Nuove iniziative

In questo scenario, molti costruttori – ma anche molte autorità pubbliche – hanno iniziato a esplorare forme di mobilità alternative, che prendano in considerazione anche i cieli.

La NASA e Uber hanno siglato lo scorso maggio una partnership per lo sviluppo di piccoli veicoli volanti urbani, elettrici e in grado di decollare e atterrare verticalmente (VTOL, vertical take-off and landing)i.

Il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Economia giapponese ha recentemente istituito il Public-Private Conference for Future Air Mobility, un forum che coinvolge aziende e istituzioni interessate allo sviluppo di tecnologie, standard tecnici e quadri di riferimento normativi per le “auto volanti”. Ne fanno parte, tra gli altri, Boeing, Uber Japan, Subaru e la compagnia aerea di bandiera JAL.

Nuove tecnologie

Ovviamente, tutto questo fervore attorno all’argomento “auto volante” non starebbe i piedi, senza la soluzione dei problemi tecnici, che hanno condizionato finora lo sviluppo di questi veicoli.

E la soluzione sta passando attraverso 3 parole di grande attualità:

  • elettricità;

  • condivisione;

  • guida autonoma.

Gli sviluppi tecnologici nella capacità e nella durata delle batterie hanno reso possibile la realizzazione di motori elettrici compatti e potenti, in grado di garantire il decollo e l’atterraggio verticali (VTOL). Secondo uno studio in materia pubblicato da Uber Elevate nel marzo 2016, la propulsione elettrica rappresenta la soluzione ideale per questi veicoli, perché ha il duplice vantaggio di non emettere rumoreemissioni inquinanti, due requisiti fondamentali per renderne realistico l’uso urbano.

Inoltre, le batterie stanno diventando sempre più compatte e potenti, mentre aumentano i cicli di ricarica possibili e si accorciano i tempi di ricarica.

Nuovi modelli di mobilità

Lo sviluppo e l’affermazione commerciale di modalità d’uso alternative alla proprietà, un fenomeno cui stiamo assistendo con il mercato delle auto tradizionali, è un modello di business che si presta ad essere replicato con le auto volanti.

Ride-sharing, ride-hailing, abbonamento, noleggio a lungo termine permettono, infatti, di aggirare lo scoglio del prezzo d’acquisto di questi veicoli, che all’inizio sarà prevedibilmente elevato.

Inoltre, se il velivolo è pilotato da un autista (o meglio ancora è a guida autonoma), l’utente non dovrà conseguire una patente specifica.

Rimangono, logicamente, i problemi legati al controllo del traffico aereo, alla definizione del quadro normativo e alla realizzazione delle infrastrutture necessarie, ma si tratta di questioni di carattere secondario. una volta definita la fattibilità tecnica dell’idea e assodati i vantaggi ottenibili in termini di mobilità.

Come sarà l’auto volante di domani?

Più o meno tutti i costruttori impegnati in questa sfida ipotizzano gli anni tra il 2025 e il 2030 per l’entrata in scena delle auto volanti.

Ma ognuno ha in mente una soluzione diversa. Nella prossima puntata, ti invito a scoprire con me i progetti più interessanti attualmente allo studio, o in corso di realizzazione: 

Il futuro dell’auto: le auto volanti – parte II

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