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Il semaforo, tricolore universale

La storia del semaforo

I tre colori del semaforo: rosso, arancione, verde.

Tre concetti universalmente associati a questi colori: stop, attenzione, via libera.

Un codice universale, che ha travalicato il mondo dell’automobilismo per trasmettere, ovunque e indipendentemente dal contesto, lo stesso set di significati.

Non a caso, la parola semaforo viene dal greco e vuol dire: portatore di significato.

I semafori fanno parte dell’arredo urbano moderno, ma se ci pensi usi di continuo un “semaforo” anche tu, quando ti viene chiesto di valutare un prodotto o un servizio: verde se sei soddisfatto, giallo se si può migliorare, rosso se proprio non è andata.

Anche durante una partita di calcio, l’arbitro ammonisce con il cartellino giallo prima di esporre quello rosso.

Oggi voglio raccontarti come è nato il semaforo, e come – forse – evolverà in futuro.

Le origini del semaforo

La necessità di segnalare al conducente se fermarsi o proseguire il suo percorso nasce nel XIX secolo, in ambito ferroviario. I primi segnali sono meccanici e consistono in barre di vario colore, che assumono significati diversi in base alla posizione.

Dopo il 1830, però, si passa ad indicazioni luminose, che hanno il vantaggio di risultare visibili anche di notte o in condizioni di scarsa visibilità.

Il codice di colori che ben conosciamo nasce così. Il rosso viene da subito usato per significare attenzione o pericolo, mentre al posto del verde inizialmente c’è il bianco; il verde viene usato, invece, per significare cautela.

Il sistema incontra subito larga diffusione, e con il passare del tempo ci si rende conto di un primo inconveniente legato alla scelta dei colori. In caso di rottura accidentale del vetro rosso infatti, la luce visibile risulta bianca. I numerosi incidenti causati da macchinisti, che scambiano una luce di stop rotta per un via libera, convincono i regolatori ad adottare il verde per il via libera. Per indicare cautela viene allora scelto l’arancione.

L’adozione del semaforo per regolare il traffico stradale

Londra, 1865: sui giornali si parla con preoccupazione del crescente traffico stradale. All’epoca le vetture sono per lo più trainate da cavalli, ma l’assenza di regole si riflette in un un numero assai elevato di incidenti. È così che John Peake Knight, un ingegnere che si occupa di segnaletica ferroviaria, propone alla Polizia londinese di adottare sulle strade della capitale lo stesso sistema di segnalazioni luminose delle ferrovie, per regolare il traffico.

Il primo semaforo stradale viene quindi installato a Londra il 10 dicembre 1868, all’incrocio tra Great George Street e Bridge Street, in prossimità del Parlamento.

Il primo semaforo replica il funzionamento del suo gemello ferroviario: di giorno usa bracci meccanici, che un vigile manovra manualmente; di notte, entrano in funzione una luce rossa e una luce verde, alimentate a gas e azionate anch’esse manualmente.

Tutto va bene per circa un mese, quando una fuga di gas fa esplodere una delle lampade, ferendo agli occhi il vigile addetto.

Il sistema viene quindi momentaneamente accantonato, in attesa di trovare un modo più sicuro per alimentare le lampade.

Il primo semaforo elettrico

Nel primo decennio del Novecento le auto iniziano a popolare le strade, e il numero di incidenti mortali sale vertiginosamente. Solo nel 1913, negli Stati Uniti sono più di 4.000 i morti per incidenti stradali. Trovare soluzioni per regolamentare il traffico stradale diventa una priorità.

A cavallo tra XIX e XX secolo, i progressi nel campo degli studi sull’elettricità rendono possibile una prima innovazione: il semaforo elettrico.

Nel 1910 l’inventore americano Ernest Sirrine brevetta un “semaforo” per la città di Chicago, un palo in grado di alternare automaticamente due cartelli con le scritte “Stop” e “Proceed”.

Ma è nel 1912 che vede la luce l’antesignano del semaforo moderno, quando il poliziotto Lester Farnsworth Wire, di Salt Lake City, inventa una scatoletta con due lampadine, rossa e verde, posizionate sopra un palo, per dirigere il traffico già caotico della sua città. Il primo esemplare viene installato all’incrocio tra Main Street e la 200 South.

Replica del semaforo di Lester Farnsworth Wire.

Ma Wire non riuscì a brevettare la sua invenzione.

Nel 1914 un altro americano, l’ingegner James Hoge, ha l’idea di alimentare i semafori con la corrente delle linee dei tram. Lo stesso anno, un semaforo elettrico a due luci viene installato a Cleveland, Oklahoma, all’incrocio tra la East 105th Street ed Euclid Avenue.

È comandato a distanza da un vigile in un gabbiotto ed ha solo due luci: rossa per lo stop, verde per il via libera.

Grazie all’alimentazione elettrica, negli anni Venti i semafori iniziano a diffondersi, negli Stati Uniti e in Europa.

La prima città europea ad accendere un semaforo elettrico è Parigi, nel 1922. Seguiranno Amburgo, Berlino, Londra.

L’Italia si aggiunge alla lista degli innovatori nell’aprile 1925, quando il primo semaforo dello stivale entra in funzione a Milano, all’incrocio tra Piazza Duomo, Via Orefici e Via Torino.

Dall’azionamento manuale a quello temporizzato

Nel 1930, a quindici anni di distanza dall’installazione del primo semaforo elettrico a Cleveland, il numero di morti per incidente stradale è sceso, nei soli Stati Uniti, di oltre il 50%. L’indiscussa utilità dei semafori contribuisce alla loro diffusione.

Parallelamente, però, si presenta il problema del loro azionamento. È chiaro che assegnare un operatore ad ogni semaforo rende l’intero sistema di segnaletica inefficiente e costoso.

Molte sono le proposte per ovviare a questo problema.

Henry A. Haugh brevetta un sistema che utilizza strisce di metallo per rilevare la pressione esercitata dai veicoli che transitano sul manto stradale e cambiare le luci.

Charles Adler Jr inventa un sistema che commuta le luci quando sente suonare un clacson (per la serie: suona che ti passa).

L’azionamento temporizzato, quindi guidato da un timer, viene introdotto nel 1926 e diventa presto lo standard universale. Nella galleria che segue, puoi vedere alcuni scatti d’epoca, che hanno come protagonista il semaforo.

Arriva l’arancione

Finché i semafori sono dotati soltanto di due luci, sono i vigili a segnalare, con il fischietto, il passaggio da un colore all’altro.

Come già accadeva in ambito ferroviario, la luce arancione viene introdotta per richiamare l’attenzione dei conducenti e avvisarli del cambio di colore.

Il brevetto per un dispositivo a 3 luci risale al 1923, ad opera dell’americano Garrett Morgan. L’innovazione si diffonde un po’ ovunque negli anni Venti. Sembra che la prima città ad adottare il semaforo a 3 luci sia stata New York.

Nel 1925 è la volta di Londra, che ne installa uno all’incrocio tra St James Street e Piccadilly.

In Italia è l’ing. Filippo Ugolini ad introdurre, a Roma, il suo semaforo a più luci: è l’11 gennaio 1934 quando viene installato, a Largo Goldoni, un semaforo in cui il passaggio tra rosso e verde è segnalato da più luci che si accendono in successione.

Altri ne seguiranno, nel giro di poco tempo.

E il semaforo pedonale?

Il primo semaforo dedicato ai pedoni entra in funzione a Copenaghen, nel 1933. Quattro anni dopo è la volta di Berlino, e a partire dagli anni 50 anche questa tipologia si afferma a livello internazionale, ma con una particolarità.

Infatti, mentre la regolazione del traffico veicolare ha imposto la standardizzazione globale dei semafori destinati agli automezzi, nel campo di quelli pedonali le amministrazioni locali si sono sbizzarrite adottando le soluzioni più diverse.

Fermi restando i colori rosso e verde, in molte città del mondo ci si è sbizzarriti creando maschere per le lenti con i disegni più disparati.

Si va dagli omini che camminano (iconici sono quelli introdotti a Berlino Est nel 1962), ai pittogrammi specifici per biciclette o cavalli; a volte, le amministrazioni comunali usano disegni specifici per celebrare ricorrenze importanti o fatti legati alla storia della città.

Moderno semaforo pedonale.
Berlino Est: l’omino del semaforo (Ampelmann) è diventato un simbolo della città.
Danimarca, Fredericia: la città celebra così il ricordo di una battaglia del 1849, in cui molti compatrioti persero la vita.
Utrecht, Lange Vliestraat.: la città onora il concittadino Dick Bruna, ideatore del coniglietto Miffy.
Monaco: questo semaforo pedonale promuove la causa delle coppie gay.
Taiwan, Pingtung County: nel febbraio 2018 l’amministrazione locale ha installato 25 “semafori di San Valentino” per celebrare la ricorrenza.

Il semaforo oggi

Il semaforo è oggi un oggetto largamente standardizzato. I codici colore sono gli stessi ovunque. Quello che cambia, di stato in stato, è la successione di accensione. Laddove in Italia, ad esempio, l’arancione si accende solo dopo il verde, per indicare l’imminente passaggio al rosso, in Germania la luce arancione si accende anche per preavvisare del verde.

Il meccanismo di funzionamento è molto spesso basato su temporizzatori, ma i mezzi pubblici o di pubblico soccorso sono dotati di trasmettitori a onde radio, in grado di ottenere la priorità quando necessario.

Nel manto stradale sono talvolta presenti sensori, in grado di rilevare i flussi di traffico e regolare i cicli di accensione secondo le condizioni della circolazione.

Anche la tecnologia di illuminazione si è evoluta nel tempo.

Da qualche anno, molte amministrazioni comunali hanno iniziato a sostituire le vecchie lampade ad incandescenza con le nuove lampade a LED: queste, oltre ad offrire una maggiore luminosità, risultando quindi più visibili, presentano una durata nettamente maggiore e, soprattutto, consentono un risparmio energetico impressionante, nell’ordine dell’80%.

Un semaforo tradizionale.
Un semaforo a LED.

Il futuro del semaforo

Secondo il Dipartimento di Studi e Pianificazione Urbana del prestigioso MIT (Massachusetts Institute for Technology), il semaforo è destinato a scomparire con la diffusione dei veicoli a guida autonoma.

Questi ultimi, infatti, saranno in grado di comunicare tra loro, eliminando la gestione centralizzata del traffico: l’autogestione del traffico da parte degli stessi veicoli comporterà, almeno in linea teorica, una generale riduzione dei tempi di percorrenza.

A quel punto, i semafori saranno solo un ricordo, e forse sopravviveranno solo come sculture, a memoria di un mondo che non c’è più.

Semafori come attrazione turistica

Del resto, c’è già chi ha avuto l’idea: a Londra, patria del primo semaforo stradale, Pierre Vivant ha installato nel 1998 il suo “Traffic Light Tree”, una scultura a forma di albero, formata da 75 semafori. L’opera si trova nel quartiere finanziario di Canary Wharf, alla rotatoria di Trafalgar Way.

Il “Traffic Light Tree” di Pierre Vivant, a Londra.

A Berlino, invece, nel 2000 è stata costruita una replica del primo semaforo della città. Inaugurato nel 1924 a Potsdamer Platz, rimase in funzione fino al 1936. Il primo semaforo berlinese era un vero e proprio monumento: alto più di 8 metri, era una torre a base pentagonale, con una cabina in cima per il vigile addetto alle luci e orologi su ogni lato.

Oggi può essere nuovamente ammirato, proprio lì dove sorgeva l’originale.

Il semaforo-monumento di Potsdamer Platz, a Berlino.

E tu? Ti sei mai imbattuto in un semaforo particolare?

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