Icone

Ford Mustang – parte I

Come è diventata il simbolo dell'America su ruote

Questa volta il compito è difficile. Trovare un’auto che rappresenti l’America su ruote è davvero dura, perché di miti a quattro ruote gli Stati Uniti ne hanno sfornati parecchi.

Pinne e cromature

Ci sono auto che rappresentano il sogno americano: guardi le pinne della Cadillac Eldorado Biarritz del 1959, magari rosa, e ti torna in mente tutto un mondo: Elvis, le lunghe strade nel deserto, i drive-in, i fast-food… Però è un’icona dell’America anni ’50: quel tipo di auto ora non c’è più, e non rappresenta più l’America di adesso.

La Cadillac Eldorado Biarritz del 1959 è il simbolo dell’America anni ’50.

Limousine e hot-rod

Poi ci sono le auto “esagerate”: le limousine, magari anche con piscina incorporata, le hot-rod e le custom con le personalizzazioni più estreme, ma anche loro sono un’icona di settore: rappresentano solo una parte dell’America, quella degli eccessi.

Le limousine (o limo, come le chiamano gli Americani) sono una vista frequente nelle grandi città statunitensi.
Una hot rod su base Ford del 1933, decorata con il classico motivo “flame job”.

Jeep

C’è la Jeep, certo, la mitica “General Purpose Vehicle” nata per affrontare la Seconda Guerra Mondiale e viva ancor oggi nello spirito della Wrangler. La Jeep è diventata simbolo di un’intera tipologia di veicoli, ed è sinonimo di avventura per milioni di appassionati.

Però incarna, anche lei, solo una parte del sogno americano, quella più selvaggia e avventurosa.

La Jeep Wrangler è sinonimo di vita avventurosa.

Auto del cinema

Poi c’è la nutrita schiera di auto che il cinema ha consegnato alla memoria collettiva di intere generazioni: la Dodge Charger di Hazzard, la Pontiac Firebird di KITT, la De Lorean di Ritorno al Futuro, il furgone GMC Vandura di A-Team, la Ecto-1 dei Ghostbusters, la Ford Gran Torino di Starsky e Hutch, la Dodge Monaco dei Blues Brothers…… sono troppe per nominarle tutte.

La Dodge Charger del 1969 “General Lee” del telefilm Hazzard.
La Ford Gran Torino del 1976, protagonista nella serie Starsky & Hutch.
La mitica DMC De Lorean, consacrata dalla saga di Ritorno al Futuro.

Anche le vetture che ho appena nominato, però, sono iconiche solo per chi ha visto quei film o seguito le serie TV, e rappresentano più il cinema che non l’America dal punto di vista motoristico.

Sorvolerò sulle Harley e sui vari Peterbilt, Kenworth, Mack, International, i mitici camion a muso lungo, carichi di cromature, che solcano le highway americane, perché…. non sono automobili, anche se sono anch’essi delle icone.

Le moto Harley-Davidson incarnano il mito della libertà su ruote.
Il Kenworth W900 è forse il più iconico dei camion americani.

Le due icone definitive del motorismo a stelle e strisce

Per essere davvero definita icona di un Paese, un’auto deve rappresentarne più anime. Deve essere un modello in cui molti possano riconoscersi, che possa essere scelta da più tipologie di persone. Deve essere un modello che sia rimasto in produzione per decenni, evolvendosi ma restando sempre fedele all’idea originaria. Deve avere tratti stilistici che lo distinguano immediatamente tra mille. Deve essere ubiquitario, conosciuto e riconosciuto da tutti, anche da chi di auto non se intende.

E l’America ne ha prodotte due di queste auto, anzi le produce tuttora. E sono entrambe creature della casa costruttrice, che all’alba del XX secolo ha rivoluzionato il mondo della produzione automobilistica in serie: la Ford.

La prima è la Ford Mustang, la seconda… te la svelerò un’altra volta.

Mustang: un successo da più di 50 anni

Ha introdotto il concetto di sportiva per tutti, basata su una meccanica semplice, un abitacolo accogliente e un buon bagagliaio.

Ha introdotto il concetto di personalizzazione meccanica ed estetica, fornendo ai clienti la possibilità di costruire un’auto su misura per le proprie esigenze.

Ha fondato un genere, quello delle ponycar, vetture dal prezzo d’acquisto non esagerato ma in grado di accogliere upgrade meccanici per aumentarne considerevolmente le prestazioni.

Ha attraversato la contestazione giovanile, la crisi petrolifera, la guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione, la crisi ambientale, restando nel listino di casa Ford ininterrottamente, per oltre 54 anni.

Lo scorso 8 agosto, Ford ha celebrato la produzione della milionesima Mustang: sì, ad oggi la vettura è stata prodotta in oltre 1 milione di esemplari, restando costantemente in vetta alla classifica delle vetture sportive più vendute negli Stati uniti.

Dal 2015, è per tre volte di fila la sportiva più venduta al mondo, con 125.809 esemplari venduti nel 2017 in 146 Paesi.

Nell’era dei SUV e dei crossover, Ford ha annunciato pochi mesi fa lo stop alla produzione della sua gamma di vetture tradizionali, ma non ha toccato lei. Anzi, in base alle ultime dichiarazioni della dirigenza, gli stilemi della Mustang influenzeranno tutti i prossimi modelli Ford.

8 agosto 2018: Ford festeggia la produzione del milionesimo esemplare di Mustang.

Le origini e i primi passi della Mustang

La prima Mustang viene presentata al pubblico il 17 aprile 1964, alla World’s Fair Exhibit di New York. L’idea del management Ford è di offrire un’auto sportiva, ma al contempo pratica ed economicamente abbordabile.

L’ingegner Donald Nelson Frey, responsabile del progetto Mustang, supervisiona lo sviluppo della nuova vettura nel tempo record di 18 mesi.

Alla conferenza stampa di presentazione, il presidente della Ford Lee Iacocca dichiara: “(la Mustang) può essere una piacevole auto economica con la solida praticità e qualità Ford, oppure, ad un prezzo leggermente più alto, può offrire prestazioni in linea con il suo grintoso look sportivo”.

Per contenere i costi di produzione, la Mustang si basa sulla meccanica della Ford Falcon, allora il modello compatto della Ford USA. La carrozzeria è offerta inizialmente nelle varianti 3 volumi e convertibile, e dopo un anno arriva anche una coupé fastback.

Grazie alla condivisione dei componenti con altri modelli del gruppo, Ford riesce ad offrire la Mustang ad un prezzo medio di 2.800 dollari, quando il reddito annuo medio del target di riferimento è di circa 10.000 dollari.

Il riscontro del pubblico supera le aspettative: le linee di montaggio in Michigan non riescono a soddisfare la domanda, e la Ford corre ai ripari allestendo nuove linee di montaggio in California e New Jersey. Nel 1965, le immatricolazioni di Mustang superano le 500.000 unità.

Ford ha di fatto inventato un nuovo segmento di mercato, quello delle pony car, che presto conoscerà un vero boom con l’ingresso in campo delle rivali Chevrolet Camaro, Pontiac Firebird, Dodge Challenger, Plymouth Barracuda e AMC Javelin.

La prima serie della Mustang introduce alcuni tratti stilistici fondamentali, che saranno ripresi, in varia misura, da tutti i modelli successivi:

  • cofano lungo e coda raccolta;

  • mascherina ad inclinazione negativa;

  • marchio con il cavallino al galoppo sulla griglia anteriore;

  • fari posteriori a 3 barre verticali;

  • presa d’aria davanti ai passaruota posteriori.

La gamma motori prevede unità a sei e otto cilindri, con cilindrate tra i 2.8 e i 4.7 litri e potenze tra i 100 e i 270 cv. In linea con le ambizioni progettuali del modello, la prima serie della Mustang viene anche elaborata dal pilota e preparatore texano Carroll Shelby: la sua GT350 sarà la prima di una lunga serie di Mustang “brucia-semafori”, contraddistinte dal celebre logo del cobra.

Dal 1969 al 1971: la creazione del mito

Tra il 1969 e il 1971, una serie di piccoli aggiornamenti rendono la Mustang più aggressiva dal punto di vista estetico e più performante dal punto di vista meccanico e dinamico. Le sospensioni vengono riviste, i motori V8 si fanno più poderosi e potenti: dal 5.0 da 233 cv, al poderoso “Big Block” da 6.3 litri e 324 cv, il “427” da 7.0 litri e 395 cv, il “Cobra Jet” sempre da 7.0 litri e 335 cv, o ancora il 5.7 “Cleveland” da oltre 500 cv.

In questi anni, Carroll Shelby continua a sviluppare le sue versioni speciali e coinvolge la Ford in un intenso programma di competizioni sportive. Nascono così tre versioni particolari, che diventeranno icone per gli appassionati: la Boss 302, la Boss 429 e la Mach 1.

La Boss 302 nasce per ottenere l’omologazione della Mustang nelle competizioni del campionato TransAm, il cui regolamento prevede la costruzione della vettura usata in gara in almeno 1.000 esemplari. Monta un V8 5.0 litri da 300 cv.

La Boss 429 viene sviluppata per l’omologazione nelle gare NASCAR: monta un V8 da 7.0 litri e 380 cv.

La Mach 1, caratterizzata da sospensioni sportive e spoiler, era invece disponibile con 4 diversi motori, da 5.7 a 7.0 litri.

A fine anni 60, le compagnie assicurative iniziano a penalizzare con premi elevati le auto più potenti, per cui Ford viene incontro agli appassionati dichiarando per i suoi modelli potenze inferiori a quelle reali.

Dal 1971 al 1973: bigger is better

Nei primi anni 70, la Mustang continua a crescere di dimensioni, arrivando a quota 5 metri. Le linee esterne sono più squadrate, ma sempre aggressive. Gli interni si fanno più confortevoli e spaziosi. I motori super potenti, però, sopravvivono per poco, perché l’entrata in vigore di nuove norme anti-inquinamento nel 1972 impone l’uso di rapporti di compressione più bassi. Gli unici 8 cilindri rimangono il 5.0 e il 5.7, con potenze ridotte.

Le preferenze dei consumatori iniziano a spostarsi verso vetture più piccole e con costi di gestione inferiori.

Intanto, nel 1973, nuovi avvenimenti politici costringono il mondo dell’auto a rivedere i propri approcci progettuali, mettendo la potenza in secondo piano. Nell’ottobre di quell’anno, infatti, l’attacco di Egitto e Siria contro Israele (guerra del Kippur) scatena la reazione dell’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio (OPEC), che decide un aumento dei prezzi al barile e l’embargo del petrolio contro i Paesi filo-israeliani. Anche se la guerra si concluderà nel giro di poche settimane con un cessate il fuoco, l’embargo costringe Stati Uniti ed Europa a varare politiche di austerity e pone il risparmio energetico e la ricerca di nuove fonti di energia in cima all’agenda politica internazionale.

Con il 1973 si chiude l’epoca della prima Mustang.

L’anno successivo porterà un’auto completamente diversa.

Per continuare a scoprire l’evoluzione della Ford Mustang, clicca qui:

 http://consigliauto.it/2018/11/27/ford-mustang-parte-ii/

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