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Coast to coast al femminile

L'avventura di Alice Huyler Ramsey, prima donna ad attraversare gli USA in auto

L’estate 2019, con le sue giornate lunghe e assolate, è ormai un ricordo. Ma se già stai pensando al tuo prossimo viaggio, dove ti piacerebbe andare? Se ami guidare, scommetto che – in cima alla lista delle cose da fare almeno una volta nella vita – c’è il mitico coast-to-coast degli Stati Uniti. Probabilmente, nessun viaggio via terra è stato celebrato e rappresentato più di questo.

Oggi, allora, voglio raccontarti di un coast-to-coast davvero particolare, avvenuto 110 anni fa. E’ infatti il 9 giugno 1909, quando la ventiduenne Alice Huyler Ramsey saluta suo marito mentre è in partenza da New York. Ma Alice non è una tipa qualunque, e non sta prendendo il treno per raggiungere la nonna. Alice, quel giorno, è al volante della sua auto, una Maxwell DA verde da 30 cv, nuova fiammante, diretta nientemeno che in California. Ma come le era venuto in mente?

Alice a bordo della Maxwell con le sue compagne di viaggio

Alice aveva ricevuto, l’anno prima, un’auto in regalo da suo marito; ne era così entusiasta, che volle iscriversi ad una gara andata e ritorno tra Hackensack, a nord di New York, dove viveva, e Montauk, 200 chilometri a est.

Un rappresentante della fabbrica di auto Maxwell-Briscoe rimase impressionato dal coraggio e dall’abilità di Alice, e le propose di traversare l’America a bordo di una Maxwell, per dimostrare al mondo l’affidabilità della vettura. La società avrebbe coperto tutte le spese.

Alice con la sua auto personale

Alice non se lo fece ripetere due volte e accolse di buon grado la sfida. Ardimentosa ma non folle, Alice pensò che sarebbe stato prudente non viaggiare da sola, e per accompagnarla scelse le cognate Nettie Powell e Margaret Atwood, entrambe quarantenni, e l’amica sedicenne Hermine Jahns.

Il team giunse a San Francisco il 7 agosto 1909, 59 giorni e 6.116 chilometri dopo, calorosamente accolto dalla stampa e dai rappresentanti della Maxwell. Era la prima volta che un equipaggio di donne riusciva nell’impresa, e la seconda volta in assoluto che qualcuno ci riusciva, visto che il primo era stato nel 1903 un certo Horatio Nelson Jackson.

Dopo una simile impresa, Alice e le sue compagne di avventura ne avevano, di cose da raccontare.

E infatti le cronache dell’epoca riportano alcuni gustosi aneddoti. Prima di tutto, come aveva fatto Alice a non perdersi durante il percorso, in un’epoca in cui solo una risibile percentuale delle strade era asfaltata e praticamente non esistevano indicazioni stradali?

Alice aveva portato con sé delle cartine stradali della serie Blue Book, ma la cosa curiosa è che, in assenza di segnali, i riferimenti erano elementi del paesaggio, case, alberi o pali: se qualcosa cambiava o veniva spostato, il rischio di perdersi era dietro l’angolo. E infatti, più di una volta Alice dovette tornare indietro, anche per miglia, per riprendere la strada giusta. La società sponsor dell’impresa si trovò ad ingaggiare delle guide del posto per indicare il tragitto ad Alice e alla sua squadra, tanto più che, per i territori ad ovest del Mississippi, Alice non aveva nessuna cartina! Ai giornali, Alice avrebbe più tardi raccontato di essersi affidata, in caso di dubbio, ai pali del telegrafo: lei seguiva quelli con più fili, pensando che portassero verso i centri abitati maggiori.

Di notte, il team si fermava a riposare presso alberghi o pensioni, ma capitò anche di dover dormire a bordo della vettura, come quando restarono impantanate nel fango e dovettero attendere il giorno dopo per liberare la macchina. Gli impantanamenti e le forature degli pneumatici, nelle disastrate strade dell’epoca, erano all’ordine del giorno: pensa che all’epoca gli pneumatici non avevano neanche il battistrada!

Alice alle prese con un cambio gomme dopo una foratura

In un’occasione Alice dimenticò di controllare il livello del carburante, e l’auto rimase ferma in attesa di soccorsi. All’epoca, infatti, non esisteva la spia del carburante, e bisognava immergere un’asta di controllo nel serbatoio, che sulla Maxwell di Alice era sotto i sedili anteriori.

In un’altra occasione, l’auto rimase senz’acqua, e le cognate di Alice dovettero usare i contenitori del trucco per raccoglierne un po’ dalle pozzanghere nei paraggi.

Alice con le sue compagne di avventura

Insomma, le disavventure non mancarono, così come il supporto delle persone, che si radunavano lungo le tappe del percorso per assistere con i propri occhi al passaggio della vettura. Alice ebbe la soddisfazione di riuscire in un’impresa che all’epoca sembrava impossibile. E la Maxwell fu felice di dimostrare che, in un modo o nell’altro, la sua auto era arrivata a destinazione.

Ah, dimenticavo: Alice stabilì il suo personale record di velocità in Ohio, raggiungendo i 67 km/h.

E tu, che avventure hai affrontato a bordo della tua auto?

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