Innovazione

Abitacoli del futuro I

Cosa faremo in auto quando le auto si guideranno da sole

Scusa, sono in macchina adesso e non posso controllare il computer, il tempo di arrivare in ufficio e mi metto subito al lavoro su quel report”.

Quante volte l’impegno della guida ti è venuto incontro come una scusa per guadagnare tempo o, viceversa, ti ha ostacolato nell’organizzazione della giornata? Se gli smartphone e internet hanno ampliato la possibilità di poter lavorare o usufruire di contenuti a scopo ricreativo mentre siamo fuori casa, ottimizzando i tempi morti come una fila o un trasferimento sui mezzi pubblici, l’ultima frontiera rimasta finora inattaccata è proprio l’automobile, quando occupiamo in prima persona il posto di guida.

La tecnologia e la ricerca procedono, però, a passi spediti, e il viaggio che ci porterà, nel giro di qualche decennio, alla guida completamente automatica è già cominciato.

Secondo un recente studio di Strategy Analytics, l’adozione della guida autonoma su vasta scala consentirà un risparmio globale, in termini di tempo, di 60 miliardi di ore l’anno. A tanto ammonta – pare – il tempo che annualmente gli automobilisti di tutto il mondo spendono alla guida della propria vettura.

Come già accade durante i viaggi in treno o in aereo, è scontato che impiegheremo questo tempo per lavorare, oppure per distrarci o rilassarsi.

E gli abitacoli delle macchine cambieranno di conseguenza, per rispondere a queste nuove esigenze.

Il costruttore di sedili Lear immagina l’abitacolo del futuro come una lounge riconfigurabile a piacimento.

Schermi, megaschermi e parabrezza virtuali

Secondo una ricerca condotta dalla Deloitte nel 2017, nel 2030 ammonteranno a 52 miliardi le ore di contenuti audiovisivi usufruite in auto, e questo numero raddoppierà fino a 95 miliardi di ore nei dieci anni successivi, proprio a causa della diffusione delle auto a guida autonoma.

Non a caso, proprio nel 2017 la Warner Bros ha siglato una partnership con la Intel per lo sviluppo di esperienze di intrattenimento immersive.

Secondo Intel e Warner Bros, il parabrezza può diventare un mega schermo per vivere esperienze di realtà immersiva.

Dimensioni e numero degli schermi a bordo aumenteranno di conseguenza. Già ora i prototipi della start-up cinese Byton (per saperne di più su questo nuovo produttore, clicca qui) sono caratterizzati all’interno dall’enorme display da 49”, che occupa tutta la plancia, e in futuro dobbiamo aspettarci che lo stesso parabrezza dell’auto diventi un enorme schermo in realtà aumentata. Sarà l’evoluzione dell’Head Up Display: anziché vedere proiettate sul parabrezza alcune informazioni relative al viaggio o alla vettura, sarà lo stesso parabrezza a fornirci informazioni o ad evidenziare dettagli del paesaggio che stiamo attraversando. In alternativa, commuteremo il parabrezza in un enorme schermo per la fruizione di contenuti audiovisivi. Per dirla con le parole di Abe Chen, responsabile cloud, connettività e network per la Byton, gli interni dell’auto si trasformeranno in una “lounge digitale”.

Lo schermo da 49″ montato sulle vetture della Byton.

Anche Lyft, operatore californiano del ride-sharing, ha stretto un accordo con Rewind, studio londinese specializzato in realtà virtuale e realtà aumentata, per creare contenuti interattivi da sfruttare sulle auto del suo network.

Contenuti digitali ad hoc

Se cambierà il nostro modo di vivere il viaggio in auto, è prevedibile che anche l’offerta di intrattenimento si adeguerà, realizzando format fruibili dai passeggeri negli spostamenti urbani, caratterizzati spesso da diverse tappe a breve distanza l’una dall’altra. È quel che sostiene Joseph C. Wilson, produttore di diverse serie TV tra cui NCIS: Los Angeles, secondo il quale “nessuno vuole lasciare una storia a metà dopo essere arrivato a destinazione. Bisognerà trovare storie da raccontare in poco tempo per mantenere l’attenzione del pubblico”.

Ma le ripercussioni della guida autonoma andranno ben oltre quel che facciamo a bordo, coinvolgendo la struttura stessa dell’auto.

Lounge in movimento

Se gli interni dell’auto si trasformeranno in un piccolo salottino viaggiante, è facile pensare che anche la tradizionale disposizione dei sedili fronte marcia, cui siamo abituati da decenni, si evolverà verso disposizioni alternative o interni riconfigurabili.

Poco più di un anno fa, Volvo ha presentato al pubblico il prototipo 360c, una vettura completamente autonoma dotata – appunto – di interni modificabili per poter trasformare l’auto in un ambiente di lavoro, di svago, o addirittura in una confortevole camera da letto.

Le sfide tecnologiche che un tale tipo di approccio porta con sé sono molteplici, e coinvolgono prima di tutto gli aspetti legati alla sicurezza.

Gli attuali sistemi di protezione come le cinture di sicurezza o gli airbag, la forma e l’ancoraggio dei sedili, ma anche le zone di deformazione programmata della carrozzeria, sono testati infatti per proteggere gli occupanti da urti frontali o laterali, con i sedili montati nel senso di marcia.

Attualmente, più della metà delle morti relative agli occupanti di veicoli si deve a scontri frontali, con gli impatti laterali come seconda causa di morte, seguiti dai ribaltamenti. La diffusione degli ADAS (i sistemi di ausilio alla guida come la frenata automatica), oggi di serie su un numero crescente di veicoli, stanno già contribuendo a ridurre il numero di incidenti. Secondo uno studio pubblicato lo scorso anno dall’americano Insurance Institute for Highway Safety (IIHS), un’organizzazione di ricerca no-profit finanziata dalle compagnie assicurative con l’obiettivo di ridurre gli incidenti automobilistici, la frenata automatica ha ridotto del 56% le ferite riportate dagli occupanti dei veicoli in caso di tamponamento.

È un risultato notevole, ma condizionato da due fattori chiave:

  1. le auto su cui il dispositivo è montato non sono autonome: il dispositivo agisce in supporto alla guida umana;

  2. le auto su cui il dispositivo è montato hanno una configurazione degli interni di tipo tradizionale.

In che modo i costruttori risponderanno alle sfide poste da abitacoli modulabili a piacimento durante il viaggio in auto? La ricerca è attualmente indirizzata verso sedili iper-tecnologici, in grado di incorporare al loro interno diversi sistemi di sicurezza.

Molti fornitori, tra cui Faurecia, ZF, Lear a Brose, stanno sviluppando binari affondati nel pavimento della vettura, su cui i sedili possono scorrere e anche ruotare. L’idea non è in sé nuova, ma la sfida consiste, non potendo in questo caso contare sui tradizionali bulloni di ancoraggio al pianale, nel rendere questi sedili solidi abbastanza da resistere in caso di impatto. Una delle soluzioni consiste nel connettere i sedili ai sensori della vettura, di modo che essi possano assumere automaticamente una posizione “di sicurezza”, nel caso in cui i sistemi della vettura ritengano imminente un impatto.

Gli airbag e le cinture di sicurezza, anziché essere fissati alla scocca della vettura come avviene attualmente, sarebbero in tal caso integrati nella stessa struttura dei sedili.

I sedili su binari della Brose.

Ma la sicurezza a bordo non è l’unica sfida posta dagli abitacoli del futuro.

Nella seconda puntata di questo articolo (clicca qui), ti illustrerò alcune interessanti ripercussioni che gli abitacoli modulari delle auto del futuro avranno sui loro utilizzatori.

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