Innovazione

Abitacoli del futuro II

Combattere la nausea e l'ansia a bordo

Nella prima parte di questo approfondimento dedicato agli abitacoli delle auto del futuro (clicca qui), ti ho spiegato come l’adozione della guida autonoma comporterà una riconfigurazione degli interni delle vetture verso soluzioni modulari, che consentiranno di variare forma e disposizione dei posti a bordo in funzione delle diverse attività che sarà possibile svolgere in alternativa alla guida.

Ho anche illustrato come le notevoli possibilità, offerte da questo tipo di impostazione a vantaggio del comfort di bordo, portino con sé sfide non indifferenti legate soprattutto alla sicurezza degli occupanti.

Ma non è tutto. Oggi vorrei soffermarmi su alcune ripercussioni, che gli abitacoli del futuro potranno avere sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Questione d’occhio… e di orecchio

Nel 2016, un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha condotto un sondaggio, per verificare le attese del pubblico sull’uso del tempo a bordo delle auto a guida autonoma del futuro. Secondo i risultati della ricerca, quasi il 10% degli intervistati si è detto preoccupato del senso di nausea, che potrebbero sperimentare svolgendo attività lavorative o ricreative a bordo dell’auto.

Da un punto di vista fisiologico, la nausea da viaggio (il cosiddetto “mal d’auto”) è innescata da una discordanza tra i segnali visivi provenienti dagli occhi e quelli provenienti dall’apparato vestibolare all’interno dell’orecchio. Tutto va bene finché sia gli occhi che le orecchie percepiscono di essere in movimento. La nausea arriva quando le orecchie percepiscono il movimento, ma agli occhi questo non risulta. È per questo motivo che chi guida difficilmente ha la nausea, dal momento che è concentrato nel seguire la strada ed avverte distintamente il movimento dell’auto.

Nel momento in cui tutti a bordo diventiamo passeggeri, e a maggior ragione se durante gli spostamenti saremo impegnati in attività non connesse al viaggio o alla guida, c’è da aspettarsi che il mal d’auto diventi molto più comune.

Telai intelligenti…

Le soluzioni che i costruttori di auto e i loro fornitori stanno sviluppando seguono principalmente due direzioni: da un lato, intervenire sulla meccanica della vettura per minimizzare le ripercussioni della strada all’interno dell’abitacolo, dall’altro escogitare sistemi che ingannino i nostri sensi, evitando l’innescarsi della nausea.

La tedesca ZF è al lavoro su un nuovo sistema di sospensioni, in grado di dialogare con il navigatore satellitare e le telecamere di bordo e di regolare, predittivamente e singolarmente per ogni ruota, la reazione degli ammortizzatori alle asperità della strada e alla traiettoria della vettura. Il lancio del sistema, denominato S-Motion, è previsto per il 2024. L’obiettivo è, per certi versi, opposto a quello perseguito per tanti anni dai costruttori di auto. Se infatti, per decenni si è insistito sullo sviluppo di chassis che permettessero al conducente di “sentire” al meglio la strada per calibrare la propria guida, con l’avvento della guida autonoma l’obiettivo diventa l’esatto contrario: isolare il più possibile i passeggeri dall’ambiente esterno. L’idea, spiega il responsabile chassis della ZF Joe Lagodzinski, è quella di rendere l’esperienza di viaggio simile a quella di un “tappeto volante”.

Il sistema ZF sMotion regola attivamente le sospensioni per minimizzare gli effetti delle asperità stradali sui passeggeri.

Un video della casa produttrice mostra lo straordinario sistema all’opera su una vettura test: https://www.youtube.com/watch?v=ZocrTUHI_8w

e giochi di luce

Sul fronte opposto, i due ricercatori dell’Università del Michigan Michael Sivak e Brandon Schoettle hanno inventato un sistema, che usa la luce pulsante per “ingannare” la visione periferica dei passeggeri, e ingenerare l’illusione del movimento anche se si tengono gli occhi fissi su di un monitor o un libro. La luce viene emessa tramite un paio di occhiali, che registrano velocità, accelerazione e movimenti laterali dell’auto, generando impulsi luminosi di conseguenza.

Come funzionano gli occhiali anti-nausea di Sivak e Schoettle

I due ricercatori hanno anche sviluppato una versione alternativa, che al posto degli occhiali usa luci integrate nei montanti, nella plancia e nelle portiere della vettura. Gli ingegneri di Uber stanno lavorando ad un sistema simile, mentre Jaguar Land Rover sta sperimentando la raccolta di dati biometrici tramite sensori posti sull’auto: l’idea, in questo caso, è che la vettura possa reagire alle condizioni psico-fisiche degli occupanti, regolando lo stile di guida di conseguenza.

Uno dei brevetti dell’Istituto di Ricerca per i Trasporti dell’Università del Michigan per un sistema di luci anti-nausea incorporato nell’abitacolo.

La casa automobilistica francese Citroen ha invece optato per un sistema più semplice: gli occhiali anti-nausea “Seetroen S19” contengono, all’interno della montatura, un liquido blu; il suo movimento replica l’orizzonte e minimizza i segnali che, dalla vista periferica, arrivano al cervello, contribuendo ad alleviare i sintomi della nausea.

Gli occhiali Seetroen S19 di Citroen

Ti fidi di me?

Ma forse, la sfida più ardua che i costruttori si troveranno ad affrontare non sarà legata alle tecnologie, ma a qualcosa di molto più profondo: l’interazione tra uomo e vettura, che è poi una declinazione specifica del rapporto tra essere umano ed intelligenza artificiale.

Sono diversi, ormai, i sondaggi e le ricerche che confermano la sostanziale diffidenza dei consumatori nei confronti dell’auto a guida autonoma. Tra gli ultimi in ordine di tempo, un sondaggio della Axios/Survey Monkey ha evidenziato come oltre il 70% degli automobilisti non trovi rassicurante il pensiero di farsi trasportare da un’auto a guida autonoma.

Non aiutano, in tal senso, gli incidenti che di tanto in tanto vedono coinvolte le vetture in corso di sperimentazione. Nel marzo 2018, ad esempio, una vettura autonoma di Uber ha investito ed ucciso Elaine Herzberg, mentre spingeva la propria bicicletta lungo una strada di Tempe, in Arizona. La vettura non è riuscita ad identificare correttamente la persona, ritardando fatalmente la frenata.

Per questo, diversi tra costruttori, fornitori e operatori della mobilità stanno pensando a come costruire questa fiducia tra passeggero e vettura. Una strada ampiamente condivisa sembra essere, al momento, quella della condivisione delle informazioni. In pratica, la vettura tiene informati i passeggeri su ciò che vede intorno a sé, rassicurandoli in tal modo sulla propria attività. La Waymo sta già testando un sistema di questo tipo a bordo dei suoi minivan Chrysler Pacifica a Phoenix, in Arizona. I monitor presenti in auto mostrano in animazione 3D il percorso seguito dalla vettura, evidenziando i pedoni e le altre vetture identificate dall’auto, e ciò che l’auto sta per fare, come ad esempio dare precedenza, svoltare, ecc.

Lo schermo a bordo delle vetture di Waymo mostra ai passeggeri ciò che la vettura vede.

Un sistema simile è già adottato anche da Tesla, ed è allo studio in casa Volvo. Quel che è certo, prima di cedere il volante ad un computer dovremo essere ben sicuri di poterlo fare senza correre rischi. E non sarà un processo breve, visto che per molti anni le auto autonome dovranno condividere la strada con quelle condotte da esseri umani. E i risultati di questa interazione potrebbero anche sorprenderci.

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